Chiara
Ho sempre desiderato poter fare qualcosa di concreto per rendere il mondo un posto più bello, più armonioso, per poter lasciare un’impronta.
Ma la mia voglia di confronto, di dialogo, di scoperta, la curiosità verso Paesi nuovi e la voglia di condividere la meraviglia del diverso hanno origini ben più lontane: nascono dalla bambina di 9 anni che ero, che parte da sola per un’avventura internazionale.
Con l’obiettivo di farmi imparare bene l’inglese, i miei coraggiosi genitori mi hanno dato l’opportunità un’estate di vivere in una famiglia americana per un mese e nelle estati successive di frequentare Summer Camp con coetanei nord americani.
Anno dopo anno sono cresciuta, fino a diventare io stessa educatrice.
Per una bambina e poi un’adolescente, si è trattato di un’avventura ed un’esperienza di crescita senza eguali.
Da adulta mi sono resa conto di quanto questa esperienza mi abbia plasmato e dato un grande impulso ed apertura verso culture diverse.
Non a caso, mi sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche.
Grazie ai miei studi, ho iniziato a maturare l’idea che esperienze come quelle che avevo vissuto io, di immersione linguistica e culturale, in un ambiente che permetta di esprimersi e di mettersi in gioco, di provare esperienze nuove e di uscire dalla propria comfort zone, potessero ispirare gli adulti di domani ad avere un atteggiamento più aperto, rispettoso verso ciò che non si conosce, disposto all’ascolto.
Ne ho fatto la mia tesi di laurea, di cui vado tuttora particolarmente fiera.
Terminati gli studi, ho accettato un lavoro come commerciale in una multinazionale, ma quella sensazione di dovermi dedicare maggiormente a ciò in cui credevo ha continuato a bussare con insistenza alla mia porta.
Dopo la nascita dei miei figli, Pietro e Greta, l’eco si è amplificata.
Così, nel 2016, con il supporto sempre presente di mio marito e della mia famiglia, ho lasciato il mio lavoro da commerciale e ho proposto il mio progetto di un Camp residenziale in lingua inglese in Italia ad una organizzazione che ha accolto il progetto.
Non è stato un cammino sempre facile: ha richiesto impegno e sacrifici, da parte di tutta la famiglia.
Il primo anno ho semplicemente lavorato a un centro estivo diurno per due settimane e poi organizzato e diretto una singola settimana di Camp residenziale a Forni di Sopra, Udine. L’anno successivo ho avuto il coordinamento di tutti i programmi estivi in Italia.
Otto anni dopo, i progetti a cui ho dedicato tutta me stessa sono cresciuti fino a diventare sei centri estivi diurni e quattro settimane di Summer Camp residenziale, a dimostrazione del fatto che quella vocazione, nata da una bambina aperta al mondo e maturata da studentessa, mamma e lavoratrice, è qualcosa di vivo, che sempre più persone e famiglie desiderano condividere!
Credo che il propulsore di questa crescita non sia solo nella programmazione meticolosa, organizzazione precisa, selezione accurata e formazione efficace del team di educatori.
Sono convinta che ci sia qualcosa di più… qualcosa di magico che caratterizza il Camp e la cultura che ne scaturisce.
La Magia del Camp è che ciascuno si trova in un ambiente nuovo, fuori dalla propria quotidianità.
Si fanno cose nuove e ci si butta in esperienze talvolta mai provate prima.
Ci si prendono responsabilità condivise e si pensa a ciò che è meglio per la comunità che si viene a creare.
Si conoscono tantissimi amici nuovi, di tante età e provenienze diverse.
Si parlano lingue diverse e si acquisiscono la confidenza e gli strumenti per esprimersi meglio con gli altri.
Il gruppo di educatori che guida le attività proviene da angoli di mondo lontani e non sempre le parole condivise sono comprese da tutti.
Ma il messaggio, la richiesta, la relazione, la musica, le attività, il divertimento, la crescita… tutto questo costituisce un linguaggio universale, accompagnato da suoni e strutture sintattiche nuove.
La magia del Camp è che un posto che non si conosceva diventa per un periodo casa e un gruppo di persone che non si conoscevano diventano per un periodo famiglia, una lingua non famigliare diventa mezzo di comunicazione privilegiato.
E i bambini e i ragazzi, quando sono ben guidati, vivono il cambiamento e l’adattamento con naturalezza e spontaneità.
Lo abbracciano. Rendono quel cambiamento e quella capacità di adattarsi motivo di orgoglio e di conquista personale.
Anno dopo anno, vedere bambini e ragazzi diversi rivivere quella magia mi dà sempre la spinta per proporre nuovi progetti, per creare connessioni che oltrepassano le barriere delle nazioni e delle lingue.
Quella sensazione, che bussava alla mia porta diversi anni fa, è diventata una nitida strada da percorrere.
Nel bagaglio per il viaggio ho l’esperienza maturata in questi anni, le relazioni di stima e fiducia create con persone da diverse parti del mondo e, sopra a tutto il resto, la grandissima voglia di condividere con altri la soddisfazione che si prova nello scoprire tramite queste esperienze una parte nuova di se stessi e del mondo che ci circonda.
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